Disturbi del comportamento alimentare (anoressia Catania - bulimia nervosa - Caltanissetta)

Il rapporto con il cibo può a volte rappresentare il “canale scelto” per manifestare il proprio malessere psicologico. Negli ultimi decenni si è assistito ad un incremento esponenziale di condotte alimentari disfunzionali.

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anoressia Catania anoressia Catania - Negli ultimi decenni si è assistito ad un incremento esponenziale di condotte alimentari disfunzionali che hanno portato all'anoressia o alla bulimia nervosa

Lo psicologo di Sicilia, Dott. Francesco Prisco, grazie ad un'adeguata psicoterapia individuale e familiare può aiutare molto la persona anoressica o bulimica e la sua famiglia

L’attenzione su tali problematiche oggi è molto marcata in quanto l’Anoressia e la Bulimia nervosa rappresentano delle patologie tra le più diffuse soprattutto tra le giovani donne, anche se i casi di uomini che soffrono di disturbi alimentari è in continua crescita. Altra tendenza preoccupante mostra la presenza sempre più frequente di tali patologie tra i bambini.

I disturbi del comportamento alimentare, anoressia nervosa, bulimia nervosa, binge eating (disturbo da alimentazione incontrollata) possono compromettere irrimediabilmente il funzionamento di tutti gli organi e apparati del corpo (cardiovascolare, gastrointestinale, endocrino, ematologico, scheletrico, sistema nervoso centrale, dermatologico ecc.) e determinare la morte.

Come nasce un disturbo del comportamento alimentare?

Seppure in presenza di un numero molto elevato di studi sul comportamento alimentare disfunzionale, non si può stabilire l’esistenza di una causa univoca. Anzi, un dato che emerge con forza rimarca appunto la multifattorialità dell’origine di tali disturbi.

Sofferenze psicologiche individuali, difficoltà relazionali, eventi traumatici e stressanti, insieme ad altre situazioni  possono essere all’origine di un problema nella condotta alimentare. Ad esempio una bassa autostima, un trasferimento forzato, un clima emotivo difficile vissuto in famiglia ecc..., possono essere fattori predisponenti di condotte alimentari problematiche.

Quindi anche nel caso di tali disturbi, richiedere un aiuto tempestivo può aiutare molto la persona sofferente e la sua famiglia.

Una caratteristica del disturbo alimentare è dato dal fatto che esso coinvolge l’intero nucleo familiare, che rappresenta un tassello fondamentale nel percorso terapeutico, soprattutto in quei casi in cui la persona anoressica o bulimica non ha voglia di collaborare, almeno inizialmente.

Come ci accorgiamo se un nostro parente soffre di un disturbo della condotta alimentare?

Il DSM-IV, Manuale internazionale di diagnosi e statistiche dei disturbi mentali, riporta con precisioni alcuni criteri che consentono la diagnosi dei disturbi della condotta alimentare. Vediamo insieme quali segnali possono aiutarci in quei casi in cui abbiamo il dubbio che una persona a noi cara stia vivendo dei problemi in tal senso.

Criteri utilizzati per valutare la presenza o meno dell’Anoressia Nervosa:

  • Rifiuto di mantenere il peso corporeo al di sopra o al peso minimo normale per l’età e la statura (per es. perdita di peso che porta a mantenere il peso corporeo al di sotto dell’85% rispetto al peso normale, in base all’età e all’altezza).
  • Intensa paura di acquistare peso o di diventare grassi, anche quando si è  sottopeso.
  • Alterazione del modo in cui il soggetto vive il peso o la forma del corpo, o eccessiva influenza del peso e della forma del corpo sui livelli di autostima, o rifiuto ad ammettere la gravità della attuale condizione di sottopeso.
  • Nelle ragazze dopo il menarca, amenorrea, cioè assenza di almeno 3 cicli mestruali consecutivi.

Esistono due sottotipi di anoressia nervosa:

  1. Con restrizioni: quando il soggetto non ha presentato regolarmente abbuffate o condotte di eliminazione (es. vomito autoindotto, uso inappropriato di lassativi, diuretici o enteroclismi).
  2. Con abbuffate/condotte di eliminazione: il soggetto presenta regolarmente abbuffate o condotte di eliminazione.
Criteri utilizzati per valutare la presenza o meno della Bulimia nervosa:
  • Ricorrenti abbuffate. Un’abbuffata è caratterizzata da entrambi i seguenti comportamenti:
  1. Mangiare in un definito periodo di tempo (es. un periodo di due ore), una quantità di cibo significativamente maggiore di quello che la maggior parte delle persone mangerebbe nello stesso tempo ed in circostanze simili.
  2. Sensazione di perdere il controllo durante l’episodio (ad es. sensazione di non riuscire a smettere di mangiare o a controllare cosa o quanto si mangia).
  • Ricorrenti condotte compensatorie per evitare di aumentare di peso come vomito autoindotto, abuso di lassativi, diuretici, digiuno o esercizio fisico eccessivo.
  • L’autostima è influenzata eccessivamente dalla forma e dal peso corporeo.

Gli episodi di bulimia nervosa possono presentare o meno condotte di eliminazione cioè vomito, uso di lassativi ecc... .

(tratto dal DSM-IV, Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali)

Come intervenire

Una delle maggiori difficoltà in questi casi è il coinvolgimento diretto della persona che soffre del disturbo della condotta alimentare.

La terapia familiare rappresenta uno dei trattamenti privilegiati in queste situazioni, in quanto i risultati ottenuti e mostrati in letteratura, mostrano un’elevata percentuale di successi e, cosa da non trascurare, risultati duraturi nel tempo. In tal senso la partecipazione dei familiari alla terapia può rappresentare di certo un valore aggiunto.

Quando la persona anoressica o bulimica si rifiuta di iniziare un percorso terapeutico, è consigliabile per i genitori iniziare comunque un ciclo di incontri, anche da soli, per imparare a riconoscere alcuni segnali della malattia e a come gestire alcune problematiche quotidiane. In genere, lentamente anche il paziente si avvicinerà alla terapia, ma comunque trarrà giovamento dell’investimento dei propri genitori.

La terapia tende ad interrompere “il gioco relazionale” che ha originato e mantenuto il sintomo, lavorando su modi diversi di vivere insieme. Il sintomo comunica sempre qualcosa, altera gli equilibri familiari e per questo l’approccio sistemico-familiare risulta essere il trattamento più idoneo in questi casi.

Quando il paziente o la paziente sceglierà di farsi coinvolgere nel percorso terapeutico, la famiglia continuerà ad essere parte integrante della terapia (tranne che non ci sia una richiesta esplicita del paziente a non voler condividere lo spazio con i propri genitori).

Nel mio approccio tendo ad alternare, con cadenze coerenti con le caratteristiche del singolo caso, le sedute familiari con incontri individuali con il paziente in modo da avere cura che in terapia possano trovare spazio i bisogni interiori ed intimi di ciascuno, contemporaneamente al lavoro sulle dinamiche relazionali familiari. Nel corso della terapia non guardo soltanto a “quello che non funziona”, ma cerco di porre in risalto le risorse proprie sia dei singoli membri che della famiglia come sistema, in quanto credo moltissimo che in ogni gruppo familiare esistano gli strumenti più utili per ristabilire un equilibrio positivo.

bulimia nervosa bulimia nervosa - Lo psicologo aiuta la persona anoressica o bulimica attraverso un adeguato percorso psicoterapeutico coinvolgendo anche la famiglia

I disturbi del comportamento alimentare sono in aumento e possono interessare sia gli uomini che le donne, compresi i bambini

CATANIA - CALTANISSETTA

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