Fobie (attacchi di panico - Caltanissetta - Caltania)

Le fobie appartengono alla sfera dei disturbi d’ansia e sono oggi molto comuni e possono assumere forme davvero singolari e specifiche.

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attacchi di panico attacchi di panico - Stare in mezzo alla folla provoca paura nei confronti del soggetto che soffre di fobia ed in questi casi è importante rivolgersi ad un esperto psicologo per iniziare al più presto un percorso di psicoterapia

La paura di stare in mezzo alla folla è una delle fobie più ricorrenti

“Dottore non so come fare, devo andare a Milano ma ho paura di volare...”

“Sono anni che non vado ad una festa perché ho paura della folla...”

“Se non riesco a guarire cambierò casa.. abito al sesto piano, ma ho il terrore dell’ascensore...”

Queste sono solo alcune delle frasi che diversi pazienti mi raccontano con molta enfasi emotiva durante il primo incontro. Emerge chiaramente il loro turbamento rispetto a delle paure che ne condizionano la vita di tutti i giorni, anche in maniera grave.

Che cos’è una fobia?

La fobia è un tipo particolare di paura che viene vissuta in maniera esagerata e persistente verso una situazione o oggetto realisticamente non pericoloso, almeno non tanto da motivare un livello così alto di paura. Trovarsi di fronte allo stimolo fobico provoca una risposta ansiosa che può trasformarsi in attacco di panico. Anche solo il pensiero di trovarsi nella situazione fobica crea un elevato stato di ansia anticipatoria nel soggetto, il quale tenterà di evitare di sottoporsi a tale situazione. La persona che soffre di una specifica fobia, quando è lontano dallo stimolo fobico, riconosce che la paura provata è esagerata, ma essa rimane comunque incontrollabile all’avvicinarsi della situazione “pericolosa”.

Il soggetto che soffre di una fobia non riesce ad apprendere dall’esperienza. Molte persone si rendono perfettamente conto che quel particolare stimolo non può essere nocivo avendolo anche sperimentato personalmente, come ad esempio la vista del sangue, ma nonostante ciò la paura rimane invariabilmente esagerata e non tollerabile. La vita di una persona fobica è pesantemente condizionata in quanto si cercherà con tutti i mezzi ad evitare lo stimolo fobico (ascensore, vista del sangue, animali, aereo, temporali, ecc...), e si vivrà in un costante stato di ansia anticipatoria. Pensate a quanto possa essere invalidante per un medico sviluppare una fobia del sangue.

Quante forme di fobie esistono?

Intanto credo sia importante rimarcare come l’oggetto o la situazione fobica sia legata ai tempi ed alla cultura in cui si vive. Ad esempio, alcune fobie di oggi come ad esempio la paura delle radiazioni non esistevano nel’800, quando invece ne esistevano di diverse, come le paure demoniache o sataniche. Ma, l’aspetto che rimane immutato sono le caratteristiche con cui esse si manifestano.

Si possono distinguere diversi tipi di fobie:

  • Fobie sociali;
  • Fobie specifiche (tipo animali, tipo situazionali, tipo sangue-infezioni-ferite, ecc...).

Bisogna distinguere le fobie non solo rispetto alla situazione o all’oggetto fobico da cui scaturiscono, ma anche tenendo in considerazione il tipo di paura che esse possono generare in un soggetto. Infatti, due persone possono temere lo stesso oggetto o situazione, ma vivere e provare delle paure diverse, temere quindi delle conseguenze differenti. Cercherò di spiegare meglio portando due esempi che mi sono capitati in terapia. Due persone avevano la stessa paura fobica di trovarsi in posti affollati, nello specifico dentro dei centri commerciali. Il tipo di reazione ansiosa era uguale con ritmo cardiaco accelerato, sudorazione, nausea, vertigini e senso di svenimento. Ma ad un’analisi più approfondita del “significato” della paura, ovvero di ciò che temevano come conseguenze, sono emerse delle differenze sostanziali. In un caso il soggetto aveva paura di non poter respirare, di soffocare, nell’altro caso era forte la paura di sentirsi imprigionato nella folla, impossibilitato a scappare. La ricerca del significato della paura è un passo importante per comprendere il senso del sintomo, la sua possibile origine per poter giungere ad una sua risoluzione.

Come nascono le fobie

Nel mio lavoro ho potuto notare come l’origine delle fobie sia varia e legata a processi di costruzione differenti. Ad esempio, alcuni pazienti raccontano come l’origine del loro disturbo sia legato ad un’esperienza traumatica; altri riportano delle paure nate quando erano molto piccoli, come se rispetto a quello specifico stimolo fobico non ci fosse stata la possibilità di sperimentare ed elaborare positivamente la paura ad esse collegata; altri ancora portano delle paure che hanno “ereditato” da un genitore o da una persona significativa.

Quello che accomuna le persone fobiche è uno stile di evitamento che non consente di affrontare lo stimolo che genera una paura così esagerata. Infatti, una reazione molto comune tra la popolazione fobica è quella di evitare o di fuggire di fronte allo stimolo che provoca ansia e paura. Questa fuga crea un circolo vizioso innescato da una forte ansia anticipatoria che non consente di sperimentare la situazione fobica, accrescendone le fantasie minacciose che la riguardano. Evitare una particolare situazione fobica, ne accresce il potenziale minaccioso. Con ciò comunque, non voglio dire che basta sperimentare e confrontarsi direttamente con lo stimolo fobico per “guarire”. Il percorso è ben più articolato e complesso, costringere un soggetto ad affrontare con sfrontatezza la propria paura potrebbe aggravare e di molto la sua condizione.

Come guarire dalle fobie

La cura delle fobie diventa assolutamente necessaria soprattutto in quelle situazioni in cui la vita di una persona viene condizionata in modo grave da metterne a rischio il benessere, suo e della propria famiglia. Come detto precedentemente, se un medico sviluppa una fobia alla vista del sangue, avrà molta difficoltà a lavorare con indubbi risvolti negativi anche dal punto di vista economico, e la famiglia ne potrebbe subire le conseguenze, oltre che lui in prima persona.

L’esperienza mi porta ad osservare il significato della fobia, dell’oggetto o situazione che provoca questa paura esagerata, com’è nata, in quale contesto, in che periodo della vita del paziente, ma anche la natura specifica della paura provata. Come già anticipato, anche se due persone provano paura rispetto allo stesso oggetto ciascuno sperimenterà delle paure diverse, temerà conseguenze differenti. Proprio per questo motivo, bisogna uscire dal significato generico di una fobia per calarsi nella persona/paziente che si ha di fronte, con il proprio vissuto, la propria storia, il proprio sistema di significati e valori. Soltanto in questo modo sarà possibile costruire consapevolezza, conoscenza e si potrà iniziare a costruire insieme un percorso di “avvicinamento” alla guarigione.

Parallelamente al percorso di costruzione di significati, utilizzo delle tecniche di visualizzazione della situazione fobica, tecniche di gestione dell’ansia, ecc..., in modo da iniziare a “desensibilizzare” il soggetto all’esposizione dello stimolo temuto. Quindi, il tutto avviene in un contesto protetto dove si “ricrea” progressivamente la condizione temuta per imparare a gestirsi meglio. Soltanto in seguito, il paziente potrà iniziare un lento processo di sperimentazione reale della situazione fobica, a piccoli passi e con tutte le cautele del caso. Si valuteranno insieme le esperienze da provare, con la consapevolezza che il paziente deve cimentarsi soltanto in ciò che sente di poter gestire in quel particolare momento. Non servono atti di coraggio, ma soltanto passi ragionati e rispettosi dell’integrità del paziente e delle sue paure.

CATANIA - CALTANISSETTA

Psicologo, psicoterapeuta, psicologo dello sport

dott. Francesco Prisco

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